Per libera scelta personale, mi sono appena procurato, a scatola chiusa, il nuovo libro di Davide Bregola, La cultura enciclopedica dell’autodidatta, per farlo recensire da qualche collaboratore sulla rivista «Atelier». Ne volevo approfittare per leggiucchiarlo qua e là e farmene un’idea.
Stavo per chiuderlo, quando ho adocchiato in un elenco il nome di qualcuno che conosco di persona: ho così poi notato di essere chiamato in causa anch’io. Ho girato quindi la pagina e letto:
LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE
Mi è venuto da pensare: chi saranno i prossimi dirigenti italiani che ora hanno circa la mia età, che sono della mia generazione, e quando io sarò un morto di fame che stenta ad arrivare alla fine del mese loro occuperanno posti di comando nella politica, nella finanza, nell’economia, nella cultura, nelle scienze?
Mi sono immaginato tutte persone che potenzialmente avevano le mie identiche opportunità, il cui QI era paragonabile al mio, gente che ha fatto le mie stesse scuole pubbliche o private equiparabili alla mia ma che poi per uno scarto minimo ha iniziato la fase di sorpasso ed è sparita nelle alte sfere del potere. Chi saranno?
Ho trovato in libreria un libro di Sibilla Ditacco dal titolo Chi comanderà l’Italia nei prossimi cinquant’anni, Kaos Edizioni.
Assieme a biografie approfondite fa i primi nomi:
— John Elkann (industria)
— PierSilvio Berlusconi (media-politica)
— Lapo Elkann (moda, industria)
— Enrico Tremonti (finanza, economia)
— Giorgio La Russa (politica)
— Gabriele Pedullà (università)
— Saverio Costanzo (media)
— Michelino Buongiorno (media)
— Kathryn Guarini (scienze informatiche)
— Joe Pompei (tecnologia del suono)
— Giovanni Traverso (biotecnologie mediche)
— Costantino della Gherardesca (media)
— Deborah Gambetta (narrativa)
— Chiara Gamberale (narrativa)
— Antonio Scurati (narrativa)
— Pippo Pollina (musica)
— Max Manfredi (musica d’autore)
— Letizia Russo (teatro)
— Ascanio Celestini (teatro)
— Spiro Scimone (cinema-teatro)
— Francesco Sframeli (cinema)
— Federico Taddia (televisione)
— Stefano Guerriero (moda)
— Matteo Basilé (arte)
— Gaetano Navarra (moda)
— Marco Falk (industria metallurgica)
— Enrico Beretta (industria bellica)
— Davide Matellini (giornalismo-mass-media)
— Nicola Gardini (università)
— Andrea Pezzi (autore televisivo)
— Luca Alberti (media-giornalismo)
— Marco Prodi (politica)
— Niccolò Ammaniti (narrativa)
— Matteo Garrone (cinema)
— Stefano Cordero di Montezemolo (industria-politica)
— Marotta&Russo (arte)
— Mirco Colaninno (finanza)
— Sebastiano Mondadori (narrativa)
— Marina De Longhi (industria-politica)
— Giuliano da Empoli (politica-economia)
— Pippo Mezzapesa (cinema)
— Alessandro Piva (cinema)
— Guia Falk (industria)
— Yasha Rebman (politica)
— Nicola Savino (media)
— Fausto Paravidino (drammaturgia)
— Tiziano Fratus (critica teatrale)
— Andrea Temporelli alias Marco Merlin (critica-poesia)
— Alberto Nagel (finanza)
— Daniele Capezzone (politica)
«Tutta gente che sta già lavorando più o meno dietro le quinte per prendere in mano la situazione appena si libereranno i posti». Scrive Sibilla Ditacco nell’Introduzione al libro.
Attilio ha una sua teoria per capire il potere delle persone. Guardo di chi sono figli, dice. E se non bastasse seguo il percorso che fanno i soldi, aggiunge.
Ma io non mi arrendo per niente al mondo. Noi eravamo morti di fame prima e lo siamo ora. Coerentemente. Nessuno può rinfacciarmi nulla. Possono dire altrettanto quelli che sono nati ricchi?
Tiro fuori Kamikaze d’Occidente di Tiziano Scarpa, leggo ad alta voce rivolgendomi ad Attilio: «L’uomo più ricco d’Italia si è impadronito della politica attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione, è diventato capo del governo e tiene in ostaggio una coalizione catto-fascio-mafio-affaristico-egoista che crollerebbe senza il suo supporto propagandistico. Centinaia di migliaia di adulti pensanti, da quindici a ottant’anni, ricominciano ad affollare le strade per contestare la gestione capitalistica della vita. È iniziato davvero un decennio nuovo. Ci sarà una diminuzione della fiction, cadrà il velo della teleipnosi. Dopo la sbornia di narrativa, invenzione, fantasia, rappresentazione, è tornata la necessità della presenza. Basta rappresentare! È ora di presenziare. Meno metafore, meno mediazioni. Significati diretti. Sensi letterali. La menzogna dà segni di cedimento. Negli ultimi vent’anni si sono tenuti celati i conflitti sotto una coltre d’irrealtà: ma davvero credevano di poter intorpidire per sempre un’intera nazione a colpi di campionato di calcio, Ferrari, Miss Italia, telequiz, lotterie, festival di Sanremo?».
Com’è questo libro?
Queste dieci righe valgono l’acquisto.
Giovanni? Sai cosa ti dico?
No.
Che noi siamo degli eroi. Siamo noi quelli che hanno coraggio e abnegazione. Che andiamo avanti caparbiamente, anche contro il nostro interesse, nel volere a tutti i costi rimanere coerenti. Non perché così è meglio. Ma perché siamo così.
Vuoi dire che siamo puri? Sai che non credo alla purezza, ma alla corruttibilità dell’individuo!
No, la purezza è un’altra cosa. C’entra nulla.
Noi siamo scafati, potremmo fare come tutti gli altri, ne abbiamo le capacità, abbiamo la cattiveria necessaria. Ma crediamo che qualcosa di buono si possa ancora fare. E lo faremo.
Tu stai già facendo qualcosa d’importante. Hai pubblicato un libro, hai girato l’Italia a presentarlo, sono uscite recensioni. Potevi approfittarne, fare un po’ il ruffiano per trovare un posto tranquillo e retribuito. Bastava vendere un po’ di dignità. Diventare corruttibile. Fare come ti dicevano, stare al gioco. Invece no.
Ma io ho fatto in giro domande di lavoro, solo che non mi hanno chiamato da nessuna parte. Faccio qualche lavoraccio mal retribuito… poco più.
Ecco, è proprio questo che voglio dire. Tu sei un eroe, fidati. Non ti sei venduto e se tanto mi dà tanto non lo sarai mai. Hai troppa dignità per cadere in tranelli come questi. Ti comprerebbero l’anima seduta stante, se la mettessi in vendita. Invece sta proprio qui il punto: non sei in vendita.
Sarà. Intanto mi sbatto e rantolo.
Meglio no!? Ti fai le ossa.
(Davide Bregola, La cultura enciclopedica dell’autodidatta, Milano, Sironi 2006, pp. 221-224)
Avevo cominciato a leggere ben disposto, pronto a prendermi una sana presa per il culo e ridere un poco di me stesso, invece mi sono trovato di fronte a questo. E ci sono rimasto maluccio, per diversi motivi.
Bregola si prende terribilmente sul serio quando impone, scopertamente, il ragionamento secondo cui lui (ovvero il suo alter ego Giovanni Costa, ma non può certo giocare a nascondino tra autobiografia e fiction secondo i suoi comodi, specie se il personaggio che ha creato ha così pochi filtri) è un eroe puro e romanticamente dannato, mentre tutti gli altri (tra cui anch’io, citato per nome e cognome) non sono che arrivisti disonesti, che hanno cattive intenzioni. Si insinua persino che si tratta, per lo più, di figli di papà. Si impone un giudizio morale pesante su persone che nemmeno si conoscono (pubblicando un libro che è semplicemente uno zibaldone maldestro, che mischia ruffianerie a cattiverie, non riuscendo nemmeno ad essere furbetto fino in fondo perché è terribilmente ingenuo). Ci si accontenta di un capitoletto scritto maluccio, inacidito da un rancore esplicito e ottuso, che deriva da una frustrazione testimoniata da altri pseudoragionamenti («Ti comprerebbero l’anima seduta stante, se la mettessi in vendita»: ne siamo certi?; «Hai troppa dignità»: e sarebbe una pagina consimile il frutto di tale dignità?).
No, caro Davide, non ci siamo. Per quanto la scrittura talvolta compia il miracolo di trasformare in oro anche le meschinerie dell’autore, giacché scrivendo sono proprio le nostre debolezze a diventare punti di forza, qui non ci siamo. Ma, capiscimi e credimi, non sono dispiaciuto per me (alle maldicenze gratuite e alle piccole calunnie ci sono persino abituato), ma per te, per il livore che ti attanaglia e ti fa sbavare. Così sei presuntuoso e cattivo. Così hai perso l’occasione per mostrare veramente un poco di eleganza e di dignità. Così contribuisci a edificare gli idoli, che ti sono utilissimi per esaltarti, ma non fai nulla per distruggerli.
E gli idoli, caro Davide amante della verità, sono soprattutto le falsità alle quali si dà credito.

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